"La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, che tu la guardi non chiede" - Angelo Silesio -
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Nome: Andrea Guareschi
Se si deve bruciare, che sia fino in fondo,
chi s'è bruciato non riprende fuoco.
Ho puntato sulla dama di picche,
e ho giocato l'asso di quadri.
- Sergej Esenin -
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'Diventare una sola cosa con l'infinito, pur essendo in mezzo al finito; essere eterni in un momento del tempo, questa è l'immortalità della religione'.
Friedrich Daniel Ernst Schleiermcher

Si chiede a grande voce 'una scienza laica'.
Questo comporta l'interpretazione della scienza come individuo. Cosa che non è.
Coloro che FANNO scienza devono essere laici, slegati da dogmatismi, pre concetti, pre giudizi, paure, risentimenti, false ipocrisie, negazioni, idee di supremazia.
Ed allora la scienza sarà laica e libera.
Se però 'una scenza laica' deve portare alla discrimazione, allora la sceinza è discriminante e discriminata in partenza.
Non aggiungo altro sul fatto stupido che è accorso a Roma.
(in realtà perché non ho voglia di scrivere)
Fedeltà è più forte del fuoco
Rialzarsi, risorgere
Creare una forma e un ordine
In piedi tra le rovine
Scegliere la strada più dura
Forgiare il nostro coraggio
Rinati fino nel sangue
Forti del nostro onore
Kshatriya
Vi ho amata: l'amore ancora, forse,
Non si è spento del tutto nella mia anima;
Ma non voglio che esso vi inquieti ancora;
A nessun modo vi voglio rattristare,
Vi ho amata silenziosamente, senza speranza,
Oppresso ora dalla timidezza, ora dalla gelosia;
Vi ho amata così sinceramente, così teneramente,
Che Dio vi conceda di essere così amata da un altro.
Aleksàndr Sergeevič Puškin, 1829
E non mi si venga a dire che Puškin non era un uomo distrutto dall'amore!
Che coraggio ci vuole per scrivere e consegnare parole come queste!

Ok.
Maledizione.
Buon nuovo anno a tutti.
Sono alle prese con la risistemazione di alcuni testi che ho scritto a dicembre.
Stupida metrica italiana.
Stupida computazione sillabica.
Stupida episinalefe.
Stupida sinafia.
Certo, viviamo nel 2008 e pertanto dovremmo beatamente usare ed abusare il verso libero, almeno il verso sciolto.
Bisogna infatti tenere conto che nella sillabazione poetica, in uscita del verso, la norma è la parola piana cioè la parola che ha l'accento tonico sulla penultima sillaba:
càsa: cà-sa (2 sillabe, accento sulla penultima)
e che quando si ha una parla sdrucciola, cioè con l'accento sulla terzultima sillaba, le 2 sillabe successive si contano come se fosse solo una:
àncora: à-nco-ra (3 sillabe, accento sulla penultima) ----> à-ncora
e che quando si è in presenza di una parola tronca, che cioè ha l'acento tonico sull'ultima sillaba, bisogna aggiungere una posizione sillabica:
stà: conta come se fossero due sillabe.
In più, sempre in uscita di un verso, le vocali valgono come sillaba per sè:
in giù son messo tanto perch'io fui (Inferno, XXIV, 137): fui va sezionato è diviene fu-i, cioè due sillabe distinte (questo perché è parola tronca, e pertanto, invece di aggiungere una sillaba, si dividono le due vocali).
Il grosso problema del sottoscritto è l'accento. Avendo la grande mancanza del greco, non riesco, ad orecchio, a stabilire la posizione dell'accento tonico primario (ed eventualmente secondario) di una parola, figuriamoci di un intero verso.
Forse questo non importeràa a nessuno, ma a me si. E molto.
Sto cercando di risistemare dei testi scritti a dicembre.
A tutto si aggiunge la mia quasi incapacità di trovare rime.
Ah, se fossi un b-boy che fa Mc col suo gruppo rap..ah..quante rime..
Ho trovato questo bel sito di letteratura italiana, con e-book gratis:
http://www.letteraturaitaliana.net
il problema è che sono solo pdf.