La ninna nanna de la guerra
- Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vô la zinna: - dormi, dormi, cocco bello,
- sennò chiamo Farfarello
- Farfarello e Gujrmone
- Gujermone e Ceccopeppe
- che se regge co' le zeppe,
- co' le zeppe d'un impero
- mezzo giallo e mezzo nero.
-
- Ninna nanna, pija sonno
- ché se dormi nun vedrai

- tante infamie e tanti guai
- che succedeno ner monno
- fra le spade e li fucilli
- de li popoli civilli...
-
- Ninna nanna, tu nun senti
- li sospiri e li lamenti
- de la gente che se scanna
- per un matto che commanna;
- che se scanna e che s'ammazza
- a vantaggio de la razza...
- o a vantaggio d'una fede
- per un Dio che nun se vede,
- ma che serve da riparo
- ar Sovrano macellaro.
-
- Ché quer covo d'assassini
- che c'insanguina la terra
- sa benone che la guerra
- è un gran giro de quatrini
- che prepara le risorse
- pe' li ladri de le Borse.
-
- Fa' la ninna, cocco bello,
- finché dura 'sto macello:
- fa' la ninna, ché domani
- rivedremo li sovrani
- che se scambieno la stima
- boni amichi come prima.
- So' cuggini e fra parenti
- nun se fanno comprimenti:
- torneranno più cordiali
- li rapporti personali.
-
- E riuniti fra de loro
- senza l'ombra d'un rimorso,
- ce faranno un ber discorso
- su la Pace e sul Lavoro
- pe' quer popolo cojone
- risparmiato dar cannone!
-
- Trilussa, ottobre 1914
Trilussa è lo pesudonimo del poeta romano Carlo Alberto Salustri (è l'anagramma del cognome).
Personalmente conosco da poco questo poeta, affezzionato alle osterie della capitale e che non si legò mai a cenacoli o circoli letterari.
Così come è misconosciuto dalle antologie di poesia e della letterature italiane.
Forse perché scriveva in romano, forse perché era più legato alle 'favole' che alle liriche 'alte', ed i suoi personaggi erano leoni, ragni bianci, asini ed aquile oppure dagli abitanti della piccola borghesia capitolina, forse perché canzonava la situazione dell'Italia dei suoi anni (nacque a Roma nel 1871 e vi morì nel 1950).
Questa è una bella lirica , musicale come tutti i suoi scritti (versi liberi in rima, senza un ordine fisso) scritta allo scoppio della prima guerra mondiale, in cui bene emerge l'opinione su quell'infame massacro che alla fine, portò milioni di morti:
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

Questi sono momenti che vanno gustati..
oh se vanno gustati..
Sì, è vero, questa fotografia spezza il mio blog. Ma ritengo che l'umanità debba vederla..
mi domando solo PERCHE'?

Le pendu
- Félicien Rops -
Ho davanti a me un articolo della Repubblica di oggi.
L'articolo porta il titolo (adorabile la rima):
"Hanno violentato 3 bimbi", arrestati due minori
Adescati in un paesino vicino a Roma. La denuncia dei genitori delle vittime.
Il fatto è accaduto giovedì, a Fabbrica di Roma, paese di 6mila abitanti appena fuori l'Urbe, caput mundi e città di papi. Due giovincelli, uno italiano di 15 anni ed uno rumeno, di 16, hanno scoperto la loro sessualità, di stampo omosessuale, di potrebbe aggiungere.
Fosse solo questo il fatto. Ovviamente, se c'è stato scritto un articolo da un giornale, il tutto non si limita a questo.
I due giovanotti in questione, infatti, hanno scoperto di avere un pipino tra le gambette ancora incerte utilizzando il maschile obelisco su due fratellini di 10 e 11 anni ed un loro amico, di 12.
Il fatto è degno di una storia proveniente da un carcere maschile o da una caserma militare.
I due giovincelli hanno violentato i 3 ragazzini.
Nel parco del paese, vicino al centro. Con la cittadina che si apprestava a sfilare con maschere da piagliacci e piratesche, sparando coriandoli e stelle filanti.
I 3 ragazzini hanno raccontato nell'immediato ai genitori cosa fosse accaduto, contravvenendo all'ordine inflessibile dei due giovanotti 'Se lo dite a qualcuno racconteremo in giro che siete omosessuali'. Ovviamente, mi viene da pensare, i due giovanotti hanno ricevuto un'eduzazione di stampo romano (di quella roma repubblicana prima e imperiale dopo che conquistà il mondo) che vedeva nel passivo l'unico omosessuale nell'atto della copula, per preservare l'eterosessualità dell'attivo: ovvero, solo chi lo piglia è frocio, mentre chi lo da (ad un uomo) è affatto eterosessuale.
Ovviamente i due giovanotti, dopo essersi sollazzati hanno avuto fede nel loro diktat, e magari, con cuore leggero, si sono immersi nella festa carnevalesca.
Ovviamente i due giovanotti sono stati pescati dalle forze dell'ordine (gli sbirri), portati in un centro d'accoglienza romana ed accusati di violenza sessuale.
Bene. Il fatto è questo.
Non avrei mai scritto queste righe noioso se non ci fosse un particolare nella vicenda.
Questo particolare si chiama 'madre-del-giovanotto-italiano-di-15-anni'.
Madre-del-giovanotto-italiano-di-15-anni ha così sentenziato sull'azione del figlio: 'Mio figlio è finito in un brutto giro per via delle cattive compagnie, gente più grande di lui che frequenta da qualche tempo, ma non era solo col suo amico, c'era anche gente sposata quando hanno molestato quei ragazzini. Sono sicura che lo faranno uscire, è un bravo ragazzo, non è colpa sua se si è messo in un brutto'.
Bene, penso che madre-del-giovanotto-italiano-di-15-anni sia un poco una signora speciale (è un eufemismo, intendiamo. Un bell'eufemismo tratto da Forrest Gump).
Dio mio, ma ha ragione: di questi tempi è davvero difficile salvarsi dalle cattive compagnie. Ti scelgono, ti selezionano, vengono fino sotto casa per chiamarti e trascinarti con loro. Tu non puoi proprio dire di no, sono loro che ti hanno seletto. Tu non c'entri nulla, sei solo una vittima degli eventi. I cattivi sono loro, tu solo una povera vittima. Non sei tu, giovanotto di 15 anni, che hai scelto le cattive compagnie, che ti sei allineato a loro per sentirti qualcosa, per emergere, per apparire, nono, sono loro che ti hanno rapito e hanno fatto di te una marionetta. E pertanto sono state le loro mani a fre quello che tu non hai fatto, perché non eri tu, con la tua testa, con la tua volontà, con il tuo corpo, a fare ciò che è accaduto ai 3 ragazzini, ma le cattive compagnie.
Cattive, cattive compagnie.
'Sono venuti in serata e lo hanno portato via come un delinquente' aggiunge madre-del-giovanotto-italiano-di-15-anni. Ma come, lui un delinquente? Stento a crederlo.
La cosa che mi fa pensare è anche il fatto che, dice l'articolo, i due giovincelli (eterosessuali, loro, certamente eterosessuali loro, mentre, certamente, omosessuali i 3 ragazzini) sono stati ascoltati da un'assistente sociale fatta venire apposta, apposta da un comune vicino per evitare il riconoscimento.
E' bello questo fatto: i due giovini (giovini con la I) hanno necessità di un assistente sociale. Di una brava persona confortante che ascolti il loro essere, che non sono dei fottuti depravati in erba, no, sono giovani ragazzi che hanno un dissidio interiore, che hanno problemi e che vanno ascoltati, scoperti, compresi.
Scrivo queste righe anche perché stasera, guardando su rai3 il telegiornale regionale della Lombardia (si, io sono Emiliano) s'è parlato di violenza sulle donne: dall'inizio anno ad oggi ci sono stati 30 casi noti di violenza sessuale a donne nella Lombardia. E' stata intervistata una donna, di cui non ricordo l'alta funzione nella città di Milano. La signora in qeustione ha sottolineato che non è una crisi, questa, no non si può proprio parlare di crisi. Una violenza ogni due giorni non è una crisi. La cosa positiva, e posso anche darle ragione, è che è aumentato il numero di donne che denunciano la violenza, che non hanno paura a denunciare il loro violentatore.
Poi ha parlato del fatto che 9 casi su 10 la violenza avviene in casa. E che moltissimi casi vedono nel ruolo del mariuolo violentatore un extracomunitario (paola che sappiamo non connota tutti gli extracomunitari, ma solo magrebini e persone dell'est & co. Extracomunitari sono anche gli americani, gli svizzeri, australiani). Ha detto che è una questione di cultura. Che bisogna capire che ci troviamo innanzia ad una cultura differente.
Padre moldavo: 'Vieni figliolo, oggi ti insegno a massacrare di botte la mamma, come nella nostra migliore tradizione contadina'.
Figlio moldavo: 'Papino, forse alla mamma oggi dobbiamo frullarlo il gulash. Vado a prendere la cannunccia'.
No, non sono ingiusto.
Si dovrebbe parlare della Felicità.
Quando una persona è Felice. Oppure, quando una persona è Felice?
Pernsare al fatto che c'è chi è Felice quando può sdraiarsi sul divano e guardare il suo programma televisovo preferito, con una birra e delle schifezze, o quando gioca con videogiochi da solo o con amici. Oppure quando più dormire 10 ore di seguito. O quando può leggere un libro, fare un gol spettacolare, essere baciato dalla ragazza/o dei suoi sogni, farci l'amore, scrivere un testo immortale, ricevere i cpmlimenti di qualcuno. Picchiare un uomo, e sentirsi più forte, fare a pugni e sentirsi un dio. Pigiare sull'accelaratore e spararsi come un fottuto razzo nel cosmo dell'autostrada, dimentico che l'uomo non è fatto per la velocità e un piccolo corpo X sull'asfalto ti riporta alla dura realtà che l'uomo è mortale e il corpo è fatto (solo) di carne molto ma molto tenera.C'è chi è Felcie perché vince la lotteria. Chi è Felice perché può andare al concerto della sua vita, poi è più Felcie quando assiste al concerto ed ancora di più quando ne esce, ed allora ha già versato litri e litri di sudore, comperato la maglietta-cd-spilla-sciarpa-felpa, perso la voce nel cantare. C'è chi è Felice quando può mandare affanculo il suo superiore, il suo nemico, il tifoso avversario. Ho saputo di gente Felcie quando era morto un uomo Y, per diversissime ragioni, tra qui quella principale era 'mi stava sui coglioni'. Felice la madre che guarda neglio occhi per la prima volta il suo figlio appena nato. Ed il padre. Felcie il giornalistello di 15 anni che per la prima volta scrive un articolo per il giornalino scolastico e il giovane poeta che viene pubblicato la prima volta. Felcie è il nazista che ha appena martoriato la zecca, con i suoi dread, che a sua volta era felice quando ballava al concerto e si faceva per la prima volta i summenzionati dread. Felice è chi parte per la vacanza, magari lo rimane anche per tutta la sua durata. Spesso e volentieri è Felice anche chi ha un sorriso ebete sulla faccia. Oppure ha solo una paresi facciale.
Basta parlare di Felicità. Ne ho parlato anche troppo.
Comunque era solo per ricordarmi che se una Felcitià esiste, un sacrosanto Universale della Felicità, e pure vero che questa cosa, la Felcità, si dispiega nei singoli in modo del tutto imprevedibile. Però è sempre lei. Gran battona, la Felicità.
Si dovrebbe anche parlare della questione Fiera del Libro di Torino e della volontà di boicottarla da parte di alcune eminenze legate alla realtà islamica, Ramadan per primo, a cui fanno gran voce molti signori della realtà sinistra del nostro 'bel paese' del 'bengodi'.
Si dovrebbe parlare dello sporco ed infame fatto che in Iran due sorelle sono destnate alla lapidazione, accusate dal marito di una. Per dio, dio di ogni religione! La donna, questa entità di specie umana, ha l'onore in questo paese, di essere lapidata dopo essere stata seppellita fino alla testa e di essere presa a sassate con sassi né troppo grandi né troppo piccoli. La ragione sta a metà, come sappiamo bene. Il giusto mezzo è la via migliore. Non bisogna né strafare né limitare.
Si dovrebbe parlare della strage giapponese delle balene. Però non è una strage. Le studiano loro, i giapponesi. Non le mangiano, che gli fanno schifo le balene, a loro. Una bella immagine: balena madre con balena figlia issate su una baleniera giapponese. Cavolo. Sono anche gentili. Pensate se fosse stata presa o solo la madre o solo la figlia. Assieme è meglio, così non si preoccupano l'una dell'altra.
La vita è una puttana, poi muori. Tutto dipende quanto la paghi. E come muori.
Se le mie mani potessero sfogliare
Pronuncio il tuo nome
nelle notti buie,
quando gli astri vanno
a bere alla luna
e dormono gli alberi
delle foreste cupe.
Ed io mi sento vuoto
di passione e musica.
Orologio impazzito che canta
morte ore antiche.
Pronuncio il tuo nome
in questa notte buia,
e il tuo nome suona
più lontano che mai.
Più lontano delle stelle,
più dolente della pioggia quieta.
Ti amerò ancora
come allora?Quale colpa
ha il mio cuore?
Se si alza la nebbia
quale nuova passione m'attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!
Federico Garcìa Lorca
Ripropongo un mio vecchio post.
Dell'anno addietro.
Precisamente del mese d'agosto.
Lo ripropongo perché, quando l'ho riletto (no, non è che rileggo il mio blog, stavo cercando un testo che sapevo avere postato tempo addietro) mi è piaciuto davvero tanto.
Un inno all'Odio. Senza se ma forse.
Ma una puntualizzazione è d'obbligo: non si riferiva a razze politiche o religioni.
Si riferiva a tutto l'insieme. A tutto il baraccone, in generale. Proprio in grande.
Ma il buon sano ODIO dove è finito?
chi l'ha smarrito?
Perché qualcuno deve pure averlo perduto da qualche parte. E sì che non è proprio invisibile, non si mimetizza (anche se spesso ci prova).
Ma cavoloni..dov'è?
Splendidamente odiare, cullarsi nel disprezzo, nel rigurgito. Come una barchetta di carta di un bimbo vestito da marinaretto, come il nipotino di Braccio di Ferro, Pisellino.
Ah..dolce odio..
Wandrers Nachtlied
Der du von dem Himmel bist,
Alles Leid und Schmerzen stillest,
Den, der doppelt elend ist,
Doppelt mit Erquickung füllest,
Ach, ich bin des Treibens müde!
Was soll all der Schmerz und Lust?
Süsser Friede,
Komm, ach, komm in meine Brust!
Canto notturno del viandante I
Tu che del cielo sei,
acquieti ogni pena, ogni dolore,
chi misero è due volte
due volte lo ristori:
ahi, son stanco d’errare!
A che tutto il dolore, a che la gioia?
Vieni qui, dolce pace,
vieni qui nel mio cuore!
Wandrers Nachtlied
Über allen Gipfeln
Ist Ruh;
In allen Wipfeln
Spürest du
Kaum einen Hauch;
Die Vögelein schweigen im Walde.
Warte nur, balde
Ruhest du auch.
Canto notturno del viandante II
Su ogni cima
è pace;
in ogni chioma
senti appena
un alito.
Nel bosco anche gli uccelli, tutto tace.
Aspetta: presto
anche tu avrai pace.
Johann Wolfgang Goethe, 1772

Su Wkipedia c'è una bella pagina a lui dedicata, con info sulla biografia e sulle sue pubblicazioni.