"La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, che tu la guardi non chiede" - Angelo Silesio -

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Utente: Poetapunk
Nome: Andrea Guareschi
Se si deve bruciare, che sia fino in fondo, chi s'è bruciato non riprende fuoco. Ho puntato sulla dama di picche, e ho giocato l'asso di quadri. - Sergej Esenin -

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mercoledì, 31 dicembre 2008

Le persone festeggiano la notte dell'ultimo dell'anno come se effettivamente segnasse un passaggio. La fine di qualcosa; il cessare.
La gente attende con ansia e trepidazione la 'last day night', comperando abiti appositi, fecendo spese in cibi e bevande, augurando via sms un 'buon fine anno, e buon inizio anno'.
L'ultima notte dell'anno.
Domani, anno nuovo.
Quindi vita nuova.
Ché ogni tribolazione svanisce. E' il nuovo anno.
Ogni scadenza viene annullata, ogni male scompare, ogni problama dissolto.
L'ultima  notte dell'anno è un colpo di straccio sulla vita dell'anno che si chiude.
La gente compie follie pur di essere nel tal posto quella sera (questa sera). La gente spende ciò che non ha pur di essere nel dato posto quella sera (questa sera). La gente sa che sta facendo cose non consone quella sera (questa sera), ma 'è l'ultimo dell'anno', ed ogni cosa è permessa.
Non ci si pensa più.

C'è una sorta di cesura; si erige un muro. L'anno che finisce varrà rivisto come sotto la lente, con distacco, con lontananza. Perché si è nell'anno nuovo. E la vita è un'altra.

Sapete cosa dirò? Che sono alle prese col nuovo libro di Arturo Pérez Reverte, sul Capitano Alatriste. Che sono esploso di gioia smargiassa quando nel capitolo II, un periodo si chiude con 'Perché la storia di Venezia merita, accidenti, un libro a parte'. Siano gettati sul rogo libri e libri, ma vivaddio, non gli scritti di Reverte.
'Dimostrando così che non c'è follia che l'uomo non sia disposto a compiere, abisso in cui non sia pronto a gettarsi e situazione in cui il diavolo non approfitti, quando c'è di mezzo una donna.'

Dirò anche che mi rammarico seriamente di avere incontrato la poesia e i saggi (ché io di narrativa breve poco mi curo) di Jorge Luis Borges solo di questi tempi. Che se qualcuno si può sentire invidioso dei soldi incassati da Moccia o da una donna che ha scritto sull'arte del baciare (vedasi la notte a Manhattan di stasera, con una direttrice d'orchestra di baci, che coordina appassionati baci, sulle note di tre assiomi bacistici), io mi ritrovo invidioso delle parole scritte da quell'argentino non molto amante della democrazia.

Infomerò anche che sono venuto a capo del fatto che la poesia di Proust non fa al caso mio, dopo un rgadito regalo che mi ha portato a leggere i suoi sonetti. Ché non c'è poesia come quella di Puckin o di Esenin e dei loro temporali e bettole.

Buon ultima notte dell'anno. Non fate cazzate.

Postato da: Poetapunk a 16:20 | link | commenti
inchiostro, cest moi