"La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce,
a se stessa non bada,
che tu la guardi non chiede"
- Angelo Silesio -
Eccomi
Nome: Andrea Guareschi Se si deve bruciare, che sia fino in fondo,
chi s'è bruciato non riprende fuoco.
Ho puntato sulla dama di picche,
e ho giocato l'asso di quadri.
- Sergej Esenin -
La ragione è la scoperta della verità o della falsità.
D. Hume, Trattato sulla natura umana, libro III, parte I, Vizio e virtù in generale
Per primi, noi, abbiamo abolito la ragione, giocando il gioco del verosimile, usando parole suadenti per mimetizzare i nostri veri intenti. Non essendo più necessario distinguere tra vero e falso, ma solo sull'attendibile e l'incredibile. Una retorica del sentimento.
L'oggetto in sé non ha più importanza; importante è solo l'atto creativo con cui ci rivolgiamo ad un oggetto. Se questa cosa si traducesse nelle Poesia: nessuna importanza ad una donna particolare, ad un tramonto in sé, ma solo a come noi vediamo quella donna o quel tramonto. Che divengono solo un pretesto per l'atto scritturale. Altro non conta.
Vennero i freddi,
con bianchi pennacchi e azzurre spade
spopolarono le contrade.
Il riverbero dei fuochi splendé calmo nei vetri.
La luna era sugli spogli orti invernali.
da Fuochi in novembre, 1934 Attilio Bertolucci
Credo in una Saggezza Intuitiva. Che non ha nulla a che fare con l'istinto, immediato, vòlto solo alla soddisfazione di un qualcosa nell'hic et nunc. Intuito ed istinto hanno a che fare tra loro come empatia e voluttà.
Ecco, io sono dalla parte dell'empatia. Se essa è possibile.
Essere irato ed osservatore della propria ira: chi si ferma a guardarsi vivere sospende la vita.
Non è possibile un'osservazione minuziosa dei propri stati d'animo, nel mentre infuria la tempesta. E' invece possibile ricordare la tempesta, ogni singola nube, il rumore scrosciante dell'acqua che si riversa sul selciato, i lampi, uno ad uno ogni singolo elemento. Allora, nel ricordo, nella vivisezione della memoria, il nostro sentimento viene steso adagiato sul lettino operatorio, ed inizia la disamina del sé..
Ambrogio Antonio Alciati, Il convegno, 1918
olio su tavola, cm 64 x 57
Ora alla mostra Il bacio, scuderie del castello, Pavia
Pioggia.
Giornata al parco archeologico del Forcello, Bagnolo San Vita, perduta. Troppa pioggia.
Spesso ho la sensazione di creare armonie pigiando tasti, come se la tastiera fosse un minuscolo pianoforte. In fondo, le parole scritte hanno suoni che compongono parole. E le parole, in fondo, non sono che armonie della voce umana. Certo, queste sono solo scritte su uno schermo..
New italian epic.
Un pezzo di cioccolata, se lasciato sulla linga, a bocca chiusa, si scioglie e diventa cremoso. E' il momento che più preferisco della mia relazione con la cioccolata.
Lei: 'Volevo solo sentirmi amata. Lui: 'Volevo solo sentirmi'. 'E morì con un felafel in mano'.
Piove.
Fuori dalla finestra una corsa con moto d'epoca. Vecchi bolidi guzziani. Piove troppo. La corsa, è come una sfilata d'abiti storici; s'è fatta lo stesso. Vecchi caschi bagnati, anziani in sella a vecchii bolidi guzziani. Non conosco altre marche. Ho visto, dalla finestra dello studio, passare una giovane dai capelli biondi, mossi. Signore scendevano dalla macchina, aprendo l'ombrello. Sotto la finestra della mia camera.
Se scrivessi io la frase 'Non è morto ciò che in eterno può attendere..' non sarebbe comunque mia. Però potrei farla mia. Cioè potrei dire 'Io attendo'. Magari non proprio come la morte, ecco.
Ho scritto un sonetto sull'amore impossibile di una nuvola e di un colle. Finisce col colle che frana. Però, mi viene detto, non ha ritmo. Che vi devo dire, non sono un musicista, nemmeno con le parole.
Tieni, prendi il biglietto: ce l'ho fatta, l'ho preso. Ora puoi partire. No, non piangere.
Ora non serve più.
Tieni sempre con te la nostra fotografia, non gettarla, sai? O forse..dimenticala da qualche parte,
un cassetto. O in un libro.
E ritrovala, fra qualche anno. E allora piangerai le lacrime che non devi piangere ora.
Si, non preoccuparti, il posto è prenotato ed il biglietto nominale.
Io rimarrò qui, su questa sponda del mare e ti guarderò salire sulla nave ed entrare chiassà dove
e non dirò nulla. Ma ti seguiro, stanne certa, con gli occhi. E col cuore. E le mie mani avranno il sentore della tua pelle.
Tieni la borsa, è pesante. C'è un mondo dentro. Porta tutto, con te.
Non ti preoccupare, io qui ne ho uno mio.
Vai, ora.
E, ti informo, se ti volterai..
Vai, sali.
E grazie. Grazie dell'ultimo tè bevuto assieme e per avere pagato tu. E grazie anche di esserti lasciata portare a casa. Grazie pure per avermi fatto entrare, da te, che sì, fuori era davvero freddo..
Grazie. Te lo dico con gli occhi. Perché non si staccano da te?
Vai, in fretta. Un nuovo mondo è là, dall'altra parte del mare e tu tentenni qui con me?
Stasera mi attenderà una lunga battaglia, il foglio bianco è snervante, è una guerra di posizione. Si avanza un poco, si retrocede di molto.
E tu, invece? Stasera andrai a quel ballo organizzato dal capitano? Spero ti metterai quel vestito che mi piace tanto, quello che prendemmo assieme in quella città di mare. Sarai la più ambita per ballare, ne sono certo..
Ti ricordi di quella volta che discorremmo dell'avvenire, sugli scogli? già inbruniva e c'era brezza. E l'odore del mare che portava era anche il tuo..
Scrive Martin Heidegger alla sua allieva, ebrea, Hannah Arendt:
amo significa dire come Agostino volo ut sis, voglio che tu sia come sei..
Da me è lontanissimo ogni senso di vendetta o ogni azione fatta per portare dolore o con malvagità. Vigliacco è colui che compie ritorsioni verso qualcuno a cui vuole vole.
Una ritorsione nei confronti di qualcuno a cui vuoi bene, è una ritorsione contro sé stessi.
Se frequenterai qualcuno, e quel qualcuno sarà persona degna e gli vorrai bene e lui te ne vorrà, certo io sarò un po' geloso del vostro mondo, ma tu mi continuerai a volere bene, ed io te ne vorrò.
Stanotte ho fatto un gran brutto sogno.
Ho sognato che, a poco a poco, perdevo tutti i denti nel giro di qualche minuto.
Una sensazione estremamente sgradevole. E con molto sangue.
Questo pomeriggio lettura per i bambini, in biblioteca, per il progetto Nati per Leggere:
quest'oggi sarò da solo, e le previsioni indicano 4 bambini.
5 saranno le storie, e forse alla seconda si romperanno le scatole: - La zuppa di sasso
- Una sposa buffa buffissima bellissima
- Dormi tranquillo piccolo coniglio
- Oggi si domani no
- Lupo o pecora
Un cane abbaia nella notte
davanti al cancello chiuso.
I padroni certo lo sanno, non possono
non sentirlo, ma il cane continua
la sua accusa notturna.
Le macchine gli passano accanto,
con la noncuranza del metallo.
Basterebbe qualcuno scendesse
e aprisse il cancello,
per far smettere il cane
per far tornare la pace.
Per essere assolti.
Che le colpe della carne ricadano sul cuore.
Da quell'ultima telefonata sono in un'auto-clausura.
La cosa che mi impressiona più di tutto è l'essere il perno su cui si determina la sofferenza o la gioia di una persona. Mi ha semrpe terrorizzato essere quel perno, attorno tutto gravita. Essere il giudice. Non voglio esserlo ora che pende tutto da un lato.
Cerco di perdere i miei pensieri in uno scritto sull'importanza della letteratura come religione e mitopoiesi. Ma è come una nebbia rada, attraverso la quale riesci ancora a vedere.
Edipo si strappò gli occhi.
Ieri, per sms, ho informato un amico della mia volontà di tranqueillità, con l'allegoria della solitudine dentro al sommergibile. Lui ha risposto 'Be, i marinai avevano i mozzi da culo, però...'
Le persone festeggiano la notte dell'ultimo dell'anno come se effettivamente segnasse un passaggio. La fine di qualcosa; il cessare.
La gente attende con ansia e trepidazione la 'last day night', comperando abiti appositi, fecendo spese in cibi e bevande, augurando via sms un 'buon fine anno, e buon inizio anno'.
L'ultima notte dell'anno.
Domani, anno nuovo.
Quindi vita nuova.
Ché ogni tribolazione svanisce. E' il nuovo anno.
Ogni scadenza viene annullata, ogni male scompare, ogni problama dissolto.
L'ultima notte dell'anno è un colpo di straccio sulla vita dell'anno che si chiude.
La gente compie follie pur di essere nel tal posto quella sera (questa sera). La gente spende ciò che non ha pur di essere nel dato posto quella sera (questa sera). La gente sa che sta facendo cose non consone quella sera (questa sera), ma 'è l'ultimo dell'anno', ed ogni cosa è permessa.
Non ci si pensa più.
C'è una sorta di cesura; si erige un muro. L'anno che finisce varrà rivisto come sotto la lente, con distacco, con lontananza. Perché si è nell'anno nuovo. E la vita è un'altra.
Sapete cosa dirò? Che sono alle prese col nuovo libro di Arturo Pérez Reverte, sul Capitano Alatriste. Che sono esploso di gioia smargiassa quando nel capitolo II, un periodo si chiude con 'Perché la storia di Venezia merita, accidenti, un libro a parte'. Siano gettati sul rogo libri e libri, ma vivaddio, non gli scritti di Reverte.
'Dimostrando così che non c'è follia che l'uomo non sia disposto a compiere, abisso in cui non sia pronto a gettarsi e situazione in cui il diavolo non approfitti, quando c'è di mezzo una donna.'
Dirò anche che mi rammarico seriamente di avere incontrato la poesia e i saggi (ché io di narrativa breve poco mi curo) di Jorge Luis Borges solo di questi tempi. Che se qualcuno si può sentire invidioso dei soldi incassati da Moccia o da una donna che ha scritto sull'arte del baciare (vedasi la notte a Manhattan di stasera, con una direttrice d'orchestra di baci, che coordina appassionati baci, sulle note di tre assiomi bacistici), io mi ritrovo invidioso delle parole scritte da quell'argentino non molto amante della democrazia.
Infomerò anche che sono venuto a capo del fatto che la poesia di Proust non fa al caso mio, dopo un rgadito regalo che mi ha portato a leggere i suoi sonetti. Ché non c'è poesia come quella di Puckin o di Esenin e dei loro temporali e bettole.
Un mio testo è stato selezionato nella seconda mance, assieme ad altri nove testi. Una giuria selezionerà il testo vincitore, che accederà alla finale.
Questo testo vinse il terzo premio al concorso poietico LIBERAPOESIAoff, indetto dall'Associazione culturale MateriaOff di Parma, all'interno del palinsesto del ParmaPoesia Festival 2008; segnalazione speciale al concorso internazionale di Poesia Padus Amoenus di Sissa, Parma.
Alcuni dei testi selezionati mi paiono proprio interessanti.
Allora, qui va detto di un mio errore nello scrivere questo post, con le foto francesi. Ieri sera ho postato il link che si trova sotto, con la mia galleria, ma ho commesso un incredibile errore ed ho linkato un'immagine con una donnina molto molto amorale (sia l'immagine che la donnina, sio io che l'ho linkata). Un sms letto alle 3 di mattina mi ha comunicato dell'errore; ed ora il link è corretto e la donnina amorale non c'è più.
Certo la donnina amorale è interessante e lodevole, ma sono le foto francesi quelle che mi interessava mettere a disposizione del pubblico e non il mio interesse per le donnine amorale. Che comunque permane.
Drevant è un paesino minuscolo, nel dipartimento del Centre, nel cuore della Francia. Verde, ondulato, con dolci pendii, colline, boschi, casette di pietra dai tetti scoscesi, fiumi larghi e colmi d'acqua. La baguette è superlativa.
Passando per la Borgogna ti rendi conto della vastità della repubblica francese: la demografia in quei posti è bassissima e percorri in macchina un'autostrada nel nulla, attorniato da colline e boschi e pascoli abitati solo da mandrie di vacche bianche al pascolo. Così anche per 100-150 km. Poie entri nella città di Macon, e attraversi il fiume e ti sembra di no avere mai visto un fiume sopra un ponte.
La mattina piove, e fa freddo, e tira un vento che sa dell'autunno inoltrato italiano, il cielo è grigio fumo o bluastro. La notte le rane gracidano il loro concerto nei canali verdi.
I ricostruttori parlano francese, boemo, tedesco, sono persone cordiali, accumunati tutti da una passione che li spinge a fare centinaia di km per incontrarsi, per cucinare assieme e per duellare. E per bere assieme idromiele misto birra e vino speziato. Ognuno si presenta con un nome gallico che rispecchia una loro dote. I francesi non riescono a dire il nome 'Adui' (l'antico nome del fiume Adda): lo dicono con l'accento sulla I, come fosse Aduì, anche se glielo dici e ridici.
Io e Livio siamo ospiti degli Adui, gruppo di amici che lavora molto bene. Ci siamo fatti valere col pubblico francese, parlando nella loro lingua dei Galli Cisalpini d'Italia, della moneta che noi battiamo sul modello della dracma marsigliese, delle armi che portiamo..
Ho guidato per 10 ore di seguito, all'andata ed al ritorno. Ho bevuto il caffè che fanno in Francia ed ho capito che in quella terra è meglio mangiare la baguette che bere quella broda color marrone scuro.
Qui le foto che ho scattato agli amici Boemi e Francesi: