"La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce,
a se stessa non bada,
che tu la guardi non chiede"
- Angelo Silesio -
Eccomi
Nome: Andrea Guareschi Se si deve bruciare, che sia fino in fondo,
chi s'è bruciato non riprende fuoco.
Ho puntato sulla dama di picche,
e ho giocato l'asso di quadri.
- Sergej Esenin -
La ragione è la scoperta della verità o della falsità.
D. Hume, Trattato sulla natura umana, libro III, parte I, Vizio e virtù in generale
Per primi, noi, abbiamo abolito la ragione, giocando il gioco del verosimile, usando parole suadenti per mimetizzare i nostri veri intenti. Non essendo più necessario distinguere tra vero e falso, ma solo sull'attendibile e l'incredibile. Una retorica del sentimento.
A chi legge il nuovo, il primigenio, l’imprevisto.
Soltanto noi siamo il volto del nostro tempo.
Il corno del tempo risuona nella nostra arte verbale.
Il passato è angusto. L’accademia e Puskin sono più incomprensibili dei geroglifici.
Gettare Puskin, Dostoevskij, Tolstoj, ecc., ecc., dalla nave del nostro tempo.
Chi non dimenticherà il primo amore non conoscerà mai l’ultimo.
Chi, credulo, concederà l’ultimo amore alla profumata libidine di Balmont?
Si riflette forse in essa l’anima virile del giorno d’oggi?
Chi, pusillanime, si rifiuterà di strappare la corazza di carta dal nero frac del guerriero Brjusov?
O forse si riflette in essa un’aurora di inedite bellezze?
Lavatevi le mani, sudice della lurida putredine dei libri scritti da questi innumerevoli Leonid Andreev.
A tutti questi Maksim Gorkij, Kuprin, Blok, Sologub, Remizov, Avercenko, Cernyj, Kuzmin, Buni, ecc., ecc., occorre solo una villa sul fiume. Questa ricompensa riserba il destino ai sarti.
Dall’alto dei grattacieli scorgiamo la loro nullità!
Ordiniamo che si rispetti il diritto dei poeti:
ad ampliare il volume del vocabolario con parole arbitrarie e derivate (neologismi);
a odiare inesorabilmente la lingua esistita prima di loro;
a respingere con orrore dalla propria fronte altèra la corona di quella gloria a buon mercato, che vi siete fatta con le spazzole del bagno;
a stare saldi sullo scoglio della parola “noi” in un mare di fischi e indignazione.
E, se nelle nostre righe permangono tuttora i sudici marchi del vostro “buon senso” e “buon gusto”, in esse tuttavia già palpitano, per la prima volta, i baleni della nuova bellezza futura dell parola autonoma (autoattorta)
Vennero i freddi,
con bianchi pennacchi e azzurre spade
spopolarono le contrade.
Il riverbero dei fuochi splendé calmo nei vetri.
La luna era sugli spogli orti invernali.
da Fuochi in novembre, 1934 Attilio Bertolucci
Credo in una Saggezza Intuitiva. Che non ha nulla a che fare con l'istinto, immediato, vòlto solo alla soddisfazione di un qualcosa nell'hic et nunc. Intuito ed istinto hanno a che fare tra loro come empatia e voluttà.
Ecco, io sono dalla parte dell'empatia. Se essa è possibile.
'Certo, a chi sa porgerle orecchio attento la poesia sa parlare da sé, anche in aenigmate; e nulla vale quanto l'emozione del muto colloquio diretto con il testo: per lettori di questa specie, che sospettiamo meno rari di quanto non appaia, ogni chiosa è soltanto un'intromissione indebita o un fastidioso rumore di fondo. Per altri, che non abbiano orecchio, non c'è commento che possa sostituirsi alla parola che resta loro preclusa.'
Dante Isella nell'Introduzione a 'Vittorio Sereni, Poesie'.
Riflettendo, ieri, ho colto l'estrema forza della formula iniziale di saluto dell'epistolografia latina: S.V.B.E.E.V., Si vales bene est ego valeo, ovvero Se tu stai bene, io sto bene.
Abbreviato in V.S.V., Valeo si vales.
Cicerone ci ha sfiancato con queste formule iniziali, alla moglie, ad Attico, a..
Ma se ci penso bene, colgo l'enormità del significato al di là della mera formula standardizzata: io sto bene se tu stai bene.
I giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere. La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermata.
Dopo il successo dello scorso anno con 25.000 presenze, torna con la quinta edizione ParmaPoesia Festival, in programma dal 18 al 24 giugno 2009.
Promosso dall’Assessorato alla Cultura e dall’Assessorato al Turismo del Comune di Parma, ParmaPoesia Festival si riconferma l’appuntamento italiano più importante dedicato alla poesia.
La kermesse, che riunisce ospiti nazionali e internazionali, coinvolge differenti forme di linguaggio, con il proposito di allargare i confini dell’espressione poetica e favorire l’incontro tra il pubblico e le voci alte della poesia.
Parma, luogo di intense tradizioni culturali, diviene per una settimana crocevia di linguaggi artistici differenti, mondi, persone, culture e tendenze.
La città apre al pubblico palazzi storici, chiostri, teatri, cortili, gallerie, librerie e biblioteche trasformandosi in palcoscenico ideale per poeti, scrittori, artisti, attori e musicisti che si alternano tra reading, incontri, mostre, spettacoli ed eventi per bambini, per più di 60 appuntamenti.
Tu hai visto la fanciulla sullo scoglio
Nella bianca veste sopra le onde,
Quando, rumoreggiando nella tempestosa tenebra,
Il mare giocava con le rive,
Quando il raggio dei lampi la rischiarava
Continuamente di uno splendore purpureo,
E il vento si agitava e volava
Col suo svolazzante mantello?
E' bello il mare nella tenebra della tempesta
E il cielo nei suoi bagliori senza l'azzurro;
Ma credimi: la fanciulla sullo scoglio
E' più bella delle onde, del cielo e della tempesta.
Osservavo, seduto su un muretto, il camminare delle formiche, ed il loro incontrarsi.
Lo sfregamento delle antenne. Il riconoscimento. Il passare oltre.
Siamo noi come loro? Ci riconosciamo e passiamo oltre? O passiamo oltre e basta?
PS: forse potrebbe sfuggire che il foglio che osserva l'uomo iscritto è bianco, vergine.
Un vento nella notte, soffiano gli alisei
dal mar fino alle stelle, navigar vorrei!
Per mondi piú lontani, tu veleggiar potrai,
Su nuove rotte ci spinge un vento, soffiano gli alisei!
Su nuove rotte ci spinge un vento, soffiano gli alisei!
Che punizione terribile! Essere condannati per l'eternità in una scatola da gioco, di quelle in qui una volta aperta scatta la marionetta, col viso grottescamente ripiegato da un sorriso ghiacciato, abbigliata con colori rosso-verde e dei sonagli sul cappuccio. Essere la marionetta grottescamente sorridente. Scontare i propri peccati in una scatola di legno, giocattolo per bambini.
Essere irato ed osservatore della propria ira: chi si ferma a guardarsi vivere sospende la vita.
Non è possibile un'osservazione minuziosa dei propri stati d'animo, nel mentre infuria la tempesta. E' invece possibile ricordare la tempesta, ogni singola nube, il rumore scrosciante dell'acqua che si riversa sul selciato, i lampi, uno ad uno ogni singolo elemento. Allora, nel ricordo, nella vivisezione della memoria, il nostro sentimento viene steso adagiato sul lettino operatorio, ed inizia la disamina del sé..
Ambrogio Antonio Alciati, Il convegno, 1918
olio su tavola, cm 64 x 57
Ora alla mostra Il bacio, scuderie del castello, Pavia
Tieni, prendi il biglietto: ce l'ho fatta, l'ho preso. Ora puoi partire. No, non piangere.
Ora non serve più.
Tieni sempre con te la nostra fotografia, non gettarla, sai? O forse..dimenticala da qualche parte,
un cassetto. O in un libro.
E ritrovala, fra qualche anno. E allora piangerai le lacrime che non devi piangere ora.
Si, non preoccuparti, il posto è prenotato ed il biglietto nominale.
Io rimarrò qui, su questa sponda del mare e ti guarderò salire sulla nave ed entrare chiassà dove
e non dirò nulla. Ma ti seguiro, stanne certa, con gli occhi. E col cuore. E le mie mani avranno il sentore della tua pelle.
Tieni la borsa, è pesante. C'è un mondo dentro. Porta tutto, con te.
Non ti preoccupare, io qui ne ho uno mio.
Vai, ora.
E, ti informo, se ti volterai..
Vai, sali.
E grazie. Grazie dell'ultimo tè bevuto assieme e per avere pagato tu. E grazie anche di esserti lasciata portare a casa. Grazie pure per avermi fatto entrare, da te, che sì, fuori era davvero freddo..
Grazie. Te lo dico con gli occhi. Perché non si staccano da te?
Vai, in fretta. Un nuovo mondo è là, dall'altra parte del mare e tu tentenni qui con me?
Stasera mi attenderà una lunga battaglia, il foglio bianco è snervante, è una guerra di posizione. Si avanza un poco, si retrocede di molto.
E tu, invece? Stasera andrai a quel ballo organizzato dal capitano? Spero ti metterai quel vestito che mi piace tanto, quello che prendemmo assieme in quella città di mare. Sarai la più ambita per ballare, ne sono certo..
Ti ricordi di quella volta che discorremmo dell'avvenire, sugli scogli? già inbruniva e c'era brezza. E l'odore del mare che portava era anche il tuo..
Scrive Martin Heidegger alla sua allieva, ebrea, Hannah Arendt:
amo significa dire come Agostino volo ut sis, voglio che tu sia come sei..
Da me è lontanissimo ogni senso di vendetta o ogni azione fatta per portare dolore o con malvagità. Vigliacco è colui che compie ritorsioni verso qualcuno a cui vuole vole.
Una ritorsione nei confronti di qualcuno a cui vuoi bene, è una ritorsione contro sé stessi.
Se frequenterai qualcuno, e quel qualcuno sarà persona degna e gli vorrai bene e lui te ne vorrà, certo io sarò un po' geloso del vostro mondo, ma tu mi continuerai a volere bene, ed io te ne vorrò.
7. La Verità non è Una. Le verità non sono molte. Tertium datur: La Verità è un nonsense.
7 bis. La Verità non è una. Il metodo Scientifico scricchiola. Le verità non sono molte. Scricchiolano gli schemi concettuali e i metodi scientifici.
8. La Verità è un nonsense. L’oggetto della Verità è la Realtà, il Mondo. Ergo la Realtà è un nonsense ed essere un nonsense è ben diverso da non essere.’
Ed ancora: ‘Posso credere qualcosa non necessariamente perché la credo vera, se con credere intendo accettare qualcosa come criterio di azione. I motivi per credere sono molteplici
Luther Blissett, Totò, Peppino e la guerra psichica 2.0
Un cane abbaia nella notte
davanti al cancello chiuso.
I padroni certo lo sanno, non possono
non sentirlo, ma il cane continua
la sua accusa notturna.
Le macchine gli passano accanto,
con la noncuranza del metallo.
Basterebbe qualcuno scendesse
e aprisse il cancello,
per far smettere il cane
per far tornare la pace.
Per essere assolti.
Che le colpe della carne ricadano sul cuore.
Da quell'ultima telefonata sono in un'auto-clausura.
La cosa che mi impressiona più di tutto è l'essere il perno su cui si determina la sofferenza o la gioia di una persona. Mi ha semrpe terrorizzato essere quel perno, attorno tutto gravita. Essere il giudice. Non voglio esserlo ora che pende tutto da un lato.
Cerco di perdere i miei pensieri in uno scritto sull'importanza della letteratura come religione e mitopoiesi. Ma è come una nebbia rada, attraverso la quale riesci ancora a vedere.
Edipo si strappò gli occhi.
Ieri, per sms, ho informato un amico della mia volontà di tranqueillità, con l'allegoria della solitudine dentro al sommergibile. Lui ha risposto 'Be, i marinai avevano i mozzi da culo, però...'
Il 16 gennaio 1969, lo studente di filosofia Jan Palach si diede fuoco in piazza San Venceslao a Praga, innanzi alla scalinata del museo nazionale, per contestare l'entrata militare delle truppe sovietiche nella città.