"La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, che tu la guardi non chiede" - Angelo Silesio -

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Utente: Poetapunk
Nome: Andrea Guareschi
Se si deve bruciare, che sia fino in fondo, chi s'è bruciato non riprende fuoco. Ho puntato sulla dama di picche, e ho giocato l'asso di quadri. - Sergej Esenin -

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domenica, 12 ottobre 2008

Notte dell’inferno

Io ho deglutito un gran sorsata di veleno. - Tre volte sia benedetto il consiglio che m’è arrivato! - Le budella mi bruciano. La violenza del veleno mi torce le membra, mi rende deforme, mi getta a terra. Io crepo di sete, soffoco, io non posso gridare. È l’inferno, l’eterna pena! Guardate come il fuoco si rialza! Io brucio come bisogna. Va’, demonio!
Avevo intravisto la conversione al bene e alla felicità, la salvezza. Posso io descrivere la visione, l’aria dell’inferno non sopporta gli inni! Erano milioni di creature affascinanti, un soave concerto spirituale, la forza e la pace, le nobili ambizioni, che so io?
Le nobili ambizioni!
Ed è ancora la vita! - Se la dannazione è eterna! Un uomo che vuole mutilarsi è ben dannato, non è vero? Io mi credo in inferno, dunque ci sono. È l’esecuzione del catechismo. Io sono schiavo del mio battesimo. Genitori, voi avete fatto la mia disgrazia e voi avete fatto la vostra. Povero innocente! L’inferno non può attaccare i pagani. - È la vita ancora! Più tardi, le delizie della dannazione saranno più profonde. Un crimine, presto, che io caschi dal nulla, nel nome della legge umana.
Taci tu, ma taci tu!... È l’onta, il biasimo, qui: Satana che dice che il fuoco è ignobile, che la mia collera è orribilmente scempia. - Basta!... Errori che mi suggeriscono, magie, profumi falsi, musiche puerili. - E dire che reggo la verità, che io vedo la giustizia: io ho un giudizio sano e fermo, io sono pronto per la perfezione... Orgoglio. - La pelle della mia testa si secca. Pietà! Signore, io ho paura. Ho sete, tanta sete! Ah! l’infanzia, l’erba, la pioggia, il lago sulle pietre, Il chiaro di luna quando il campanile suonava le dodici... il diavolo è sul campanile, a quest’ora. Maria! Santa
Vergine!... Orrore della mia stupidità.
Laggiù, non ci sono delle anime oneste, che mi vogliono bene... Venite... Io ho un cuscino sulla bocca, loro non mi sentono, sono dei fantasmi. Poi, nessuno non pensa mai ad altri. che non ci si avvicini. Io sento lo sbruciacchiato, è certo.
Le allucinazioni sono innumerevoli. È proprio quello che io ho sempre avuto: più nessuna fede nella storia, l’oblio dei principi. Me ne starò zitto: poeti e visionari saranno gelosi. Io sono mille volte il più ricco, siamo allora avari come il mare.
Ah questa! l’orologio della vita s’è bloccato or ora. Io non sono più al mondo. - La teologia è seria, l’inferno è certamente in basso - e il cielo in basso. - Estasi, incubo, sonno in un nido di fiamme.
Che malizie nell’attenzione nella campagna... Satana, Ferdinando, corre con i grani selvaggi... Gesù cammina sui rovi porporini senza piegarli... Gesù camminava sulle acque irritate. La lanterna ce lo mostra ritto, bianco e con le trecce brune, sul fianco di un’onda di smeraldo...Io vo a svelare tutti i misteri: misteri religiosi o naturali, morte, nascita, avvenire, passato, cosmogonia, nulla. Io sono maestro in fantasmagorie.
Ascoltate!
Io ho tutti i talenti! - Non c’è nessuno qui e c’è qualcuno: io non vorrei sperperare il mio tesoro. - Si vuole dei canti negri, delle danze di ucrì? Si vuole che io sparisca, che io mi tuffi alla ricerca dell’anello? Si vuole? Io farò dell’oro, delle medicine.
Fidatevi dunque di me, la fede conforta, guida, risana.
Tutti venite, - anche i bambini, - che io vi consoli, che si espanda per voi il suo cuore, - il cuore meraviglioso! - Poveri uomini, lavoratori! Io non chiedo delle preci; con la vostra fiducia solamente, io sarò felice.
- E pensiamo a me. questo mi fa poco rimpiangere il mondo. Io ho la fortuna di non soffrirne più. La mia vita non fu che dolci follie, è deplorevole. Bah! facciamo tutte le smorfie immaginabili. Decisamente noi siamo fuori dal mondo. Più alcun suono. Il mio tatto è scomparso. Ah! mio castello, mia Sassonia, mio bosco di salici. Le sere, i mattini, le notti, i giorni...
Come sono stanco!
Io dovrei avere il mio inferno per la collera, il mio inferno per l’orgoglio, - e l’inferno della carezza; un concerto d’inferni. Io muoio di stanchezza. È la tomba, me ne vado ai vermi, orrore dell’orrore! Satana, burlone, tu vuoi dissolvermi, con i tuoi incanti. Lo reclamo. Lo reclamo! un colpo di forca, una goccia di fuoco. Ah, risalire alla vita! Gettare gli occhi sulle nostre deformità. E quel veleno, quel bacio mille volte maledetto! La mia fiacchezza, la crudeltà del mondo! Mio Dio, pietà, nascondimi, mi comporto troppo male! - Io sono nascosto e non lo sono. È il fuoco che rimonta con il suo dannato.

Una stagione all'inferno
- Artur Rimbaud -

Postato da: Poetapunk a 15:40 | link | commenti
versi, copyright, progetto pompadour

martedì, 12 febbraio 2008

E' aperto il blog del Progetto Pompadour:

http://progettopompadour.splinder.com/



Postato da: Poetapunk a 22:00 | link | commenti (1)
versi, cest moi, progetto pompadour

mercoledì, 16 gennaio 2008

Nuovo uscita del Progetto Pompadour:
Lo straniero, di Charles Baudelaire, tratta dallo Spleen de Paris.


Lo straniero

"Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
- Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
- I tuoi amici?
- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- La patria?
- Non so sotto quale latitudine si trovi.
- La bellezza?
- L'amerei volentieri, ma dea e immortale.
- L'oro?
- Lo odio come voi odiate Dio.
- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
- Amo le nuvole... Le nuvole che passano... laggiù... Le meravigliose nuvole!"




 L’étranger

"Qui aimes-tu le mieux, homme énigmatique, dis? ton père, ta mère, ta soeur ou ton frère?
   - Je n'ai ni père, ni mère, ni soeur, ni frère.
   - Tes amis?
   - Vous vous servez là d'une parole dont le sens m'est resté jusqu'à ce jour inconnu.
   - Ta patrie?
   - J'ignore sous quelle latitude elle est située.
   - La beauté?
   - Je l'aimerais volontiers, déesse et immortelle.
   - L'or?
   - Je le hais comme vous haïssez Dieu.
   - Eh! qu'aimes-tu donc, extraordinaire étranger?
   - J'aime les nuages... les nuages qui passent... là-bas... là-bas... les merveilleux nuages!"

Postato da: Poetapunk a 21:54 | link | commenti (4)
progetto pompadour

lunedì, 19 novembre 2007

Nuovo Progetto Pompadour: poesia visiva

Apollinaire 9 febbraio 1915Guillame Apollinaire, tratto da  Poesia del 9 febbraio 1915:

Riconosciti Sei tu questa adorabile persona sotto il grande cappello di paglia
Ecco l'ovale del tuo viso Occhio Naso
Bocca Il tuo delizioso collo un poco più in basso il tuo cuore che batte
Ecco infine l'imperfetta immagine del tuo adorato busto visto come attraverso una nuvola.

govoniitaliano

Corrado Govoni, Autoritratto

Postato da: Poetapunk a 19:45 | link | commenti (4)
progetto pompadour

giovedì, 15 novembre 2007

Nuovo Progetto Pompadour:



Foglia 15.11.2007

Questo piccolo progetto forse uscirà solo a Parma.
Testo + foglia raccolta dalla strada.
Il lavoraccio è la scrittura. Ogni foglia richiede parecchio tempo.

Postato da: Poetapunk a 18:29 | link | commenti (7)
versi, progetto pompadour

lunedì, 05 novembre 2007

Nuovo A4 del Progetto Pompadour:


Ode alla vita

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle 'i'
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Pablo Neruda


Postato da: Poetapunk a 15:21 | link | commenti (7)
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Nuova uscita del Progetto Pompadour:


ASCOLTATE!

Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d'essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
<<Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Si?!>>.
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?

Vladimir Majakovskij, 1914
(traduzione di Angelo Maria Ripellino)

con testo originale sul retro:

Ascoltate!

Postato da: Poetapunk a 15:18 | link | commenti
versi, copyright, progetto pompadour

mercoledì, 17 ottobre 2007

Domani, 18.10.2007, nuovi pezzi per il progetto_pompadour:

1) Ninnananna, di Rainer Maria Rilke

Se un giorno io ti perda,
potrai dormire senza che io spanda,
come il tiglio la sua fronda,
sopra di te il mio bisbiglio?

Senza ch'io qui vegliando
quasi come palpebre parole
sulle tue membra, sui tuoi seni,
sulla tua bocca deponga.

Senza che a chiave io ti chiuda e ti lasci
sola con tutto ciò ch'è tuo,
come un giardino fitto di melisse
e di anice stellato.


2) Culla che dondola, di Salvatore Quasimodo

Quando le lucciole s'accendono
sui cristalli vaporosi dei castelli incantati,
e le canzoni del sonno hanno cadenze di stelle,
si sveglia una fata
ch'ha una campanuccia d'oro
legata ai capelli con due raggi di luna.

Il tuo nome, trilla sommesso
quando la fata scioglie le sue trecce.


Il filo conduttore, per questa volta, è il 'dormire cullati'.


Postato da: Poetapunk a 17:47 | link | commenti (2)
versi, copyright, progetto pompadour

martedì, 09 ottobre 2007

E' partito il

Progetto Pompadour
- poeticamente -


Si tratta di semplici foglietti volanti, stampati fronte-retro, con piccole poesie scelte tra gli autori che mi piacciono, che conosco, che ho sentito..
Piccoli fogli, lasciati in giro per la facoltà di lettere di Parma.
L'idea mi è frullata per la testa da parecchi mesi. E solo ora è andata in porto.
Nasce tutto dal fatto che molti ragazzi non conoscono la poesia, non la leggono, mentre c'è un grande bisogno di lei.
Non che io la conosca davvero. No, ma mi piace.
Così nascono i foglietti del progetto_pompadour, che chiunque può leggere, mettersi in tasca, gettare nel cestino, lasciare in giro sui banchi, passarli agli amici o alla ragazza per fare colpo. Ma, ed è la mia idea, magari scoprire un autore che lo coglie, dei versi che lo colpiscono come un pugno nel ventre, una parola attorno ad uno spazio bianco che l'immerge in un mondo.

Oggi, 9.10.2007 è stato il lancio di prova, iniziato con

COMMIATO
Locvizza il 2 ottobre 1916

Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l'umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso

Giuseppe Ungaretti

e con

Ascolta, disse la mia anima,
scriviamo per il mio corpo (in fondo siamo una sola cosa) versi tali
che se, da morto, dovessi invisibilmente tornare sulla terra,
o in altre sfere, lontano, lontano da qui,
e riassumere i canti a qualche gruppo di compagni
(in armonia col suolo, gli alberi, i venti, e con la furia delle onde),
io possa ancora sentire miei questi versi,
per sempre, come adesso che, per la prima volta,
io qui segno in mio nome
firmando per l'anima ed il corpo.

 Walt Whitman

 

due pezzi che parlano di Poesia e dello scrivere.
Ho stampato 20 foglia, per un totale di 160 foglietti, stampati fronte-retro con le due poesie, e, dopo averli ritagliati (come l'Albero Azzurro) li ho distribuiti nelle librerie, nelle aule, in giro.

Magari verranno tutti buttati via.

Magari sarà un fiasco.

Ho anche pensato ad una cosa: se c'è qualcuno interessato al progetto_pompadour, cioè a distribuire nella sua facoltà (non importa se a Napoli, Roma, Mantova, Como, Palermo..) i foglietti volanti di poesia, mi contatti.

 

progetto_pompadour@libero.it

 


Postato da: Poetapunk a 16:38 | link | commenti (27)
progetto pompadour